Lo Strumento

CHE COS'E':
La "Raganella" è uno strumento idiofono a pizzico diretto consistente in una RUOTA DENTATA di LEGNO che fatta girare, con i denti a contatto di una lamella (anch'essa di LEGNO), produce un caratteristico rumore simile al gracidio delle rane: da qui il nome appunto "Raganella"(nome comune degli anfibi anuri membri della famiglia degli ilidi).

COME VIENE REALIZZATO E LE SUE PARTICOLARI CARATTERISTICHE:

Lo strumento è realizzato con materiali lignei di diverse qualità e varietà. Essenzialmente si compone di tre pezzi suddivisi in: telaio(che comprende anche la linguetta), ruota dentata e manico. La diversità dei materiali usati e dello spessore del corpo rotante danno la conformazione a la tonalità allo strumento stesso. Più è massiccio il telaio cioè il corpo rotante più la tonalità è bassa. Minore è la dimensione del corpo rotante più la tonalità e alta. Ovviamente le tonalità cambiano, a parità di dimensioni, in base ai legni usati per realizzare lo strumento. Si evince che le tonalità sono molteplici, poiché sono molteplici gli accoppiamenti dei materiali utilizzabili. Il telaio è composto in un unico parallelepipedo (delle dimensioni 5 x 5 x 15 cm. a 10 x 10 x 30 cm. circa) nel quale sono incavati, mediante sapienti tagli ed incisioni, una linguetta fissa in senso laterale lungo e due spallette forate dove si inserisce il manico che blocca la ruota dentata. Esso era normalmente realizzato con legni morbidi o medio morbidi facili da lavorare quali: quercia, acero, abete, faggio e raramente di pioppo. La ruota dentata, è sapientemente intagliata in modo da ricavare un numero di denti, uguali nella forma, lungo la circonferenza del cerchio che li racchiude. Normalmente realizzata di legno più duro, del telaio, quali: pero, sorbo, ulivo, acacia ecc. perché soggetto a sollecitazioni meccaniche più violenti. Il manico è la parte più facile, senza caratteristiche specifiche e particolari, se non la forma della stessa. Realizzata con legni scadenti e di recupero che si prestassero alla buona modellazione ergonomica. Con la stessa tecnica era realizzato uno strumento più grande re Quàsciàune (15 x 15 x 60 cm. e oltre) che differenziava della raganella per le dimensioni e per la doppia impugnatura. Esso, infatti, doveva essere manovrato con entrambe le mani viste le dimensioni. La tonalità che ne usciva era molto bassa e grave.


STORIA:

Questo strumento ha una lunga storia !! Pensate che veniva suonato nel corso della "settimana santa" a "campane mute" dai parroci, dai chierici e talvolta perfino dai ragazzi del vicinato, i quali si allontanavano dalla chiesa con "le Raganelle" per andare a suonarle per le vie dei paesi: alle sette del mattino suonavano tre volte a messa ed il rintoccare dei primi due suoni era identico mentre il terzo suono terminava " co li ‘ntocchi" in modo che se per caso veniva dimenticato quante volte avevano già suonato le campane, si poteva capire che era l'ultimo avviso e che stava per iniziare la messa. Poi a mezzogiorno di nuovo le campane ti davano l'ora e ti aiutavano a dire un'altra preghiera come pure alle cinque del pomeriggio quando il parroco suonava L' Ave Maria e " ‘ntoccava" per la funzione. Questa era la giornata classica; poi nei giorni particolari suonavano anche per le messe degli "uffizi" che le varie famiglie ordinavano ai preti e suonavano " a ‘ntocchi" per ogni paesano che moriva. Il sabato alle undici suonava la campana piccola per chiamare i bambini a "drottina" , e nei giorni dei tridui e delle novene suonava alle sei di pomeriggio. Nei giorni festivi invece il campanile quasi "scoccodellava" perché suonava tre volte per ogni messa e poi tre volte per la messa cantata e poi tre volte per il "vespro" per poi terminare con il suono per la Funzione serale.
Nelle ricorrenze con le processioni, come il Corpus Domini e la festa del Patrono, suonavano a distesa per tutta la durata della processione con i campanari che andavano a suonarle direttamente in cima al campanile. Le campane suonavano anche quando arrivavano i grossi temporali estivi . Dicevano "pe corrompe l'aria " così la pioggia violenta si allontanava senza rovinare i raccolti ancora in piedi nei campi . In poche parole le campane suonavano in continuazione ma si bloccavano per due soli giorni l'anno e ciò accadeva il Venerdì ed il Sabato Santo in segno di rispetto per la morte di Gesù Cristo. Si diceva " se lega le campane" ed in effetti le corde a base campanile venivano legate tra loro dopo la messa in cena domini la sera del Giovedì Santo e lasciate così fino alla Pasqua di Resurrezione. Se per caso vi domandate come facessero in quei due giorni i paesani abituati al continuo quotidiano suggerimento delle campane a gestire al meglio gli orari, la risposta è bella e pronta.
Tutti i ragazzini avevano una "Raganella", costruita o regalata dal nonno, e la suonavano andando su e giù per il paese alle ore giuste. E così tutti i paesani si muovevano in sintonia anche senza il suono delle campane grazie alle Raganelle dei ragazzini. Solitamente le Raganelle erano realizzate con due ruote dentate solidali con il manico che si faceva ruotare velocemente agitando in senso orario la mano destra. Così velocemente da far si che le due ruote dentate battevano su due piccole e sottili tavole rigidamente chiodate ad una specie di cassettina che svolgeva la funzione di cassa armonica e che amplificava il rumore delle vibrazioni delle tavolette ad ogni passaggio da un dente all'altro. Esistevano anche a 3 ruote dentate e si chiamavano "i Raganuni".
Terminavamo di suonare le Raganelle per annunciare la messa di Resurrezione a mezzanotte e poi erano le campane, una volta "sciolte", a suonare a distesa per annunciare il Cristo Risorto e per ricominciare la loro attività quotidiana per un anno intero.

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